Dalla transizione alla ripartenza (prima parte)

La transizione costituisce il frangente in cui la palla passa dal possesso di una squadra all’altra. Il termine che deriva dal latino transitionis e, a sua volta, dal verbo italiano transire, che significa “passare”, indica quindi un passaggio da una condizione (o situazione) ad un’altra.

Per fare un esempio banale ma efficace, possiamo dire che nel lancio di un qualsiasi oggetto da un una persona a un altra, la fase di transizione è costituita dal tempo e la distanza che l’oggetto stesso impiega e percorre da un soggetto all’altro; così avviene quando la palla passa dal dominio di una squadra rispetto all’altra.

La fase di transizione non deve essere confusa quindi con la ripartenza in quanto quest’ultima, non ne costituisce che un’eventuale diretta conseguenza.

Se la transizione è una situazione di “passaggio”, la fase di ripartenza offensiva (ad esempio), prevede che già una delle due squadre abbia il possesso di palla e in tale situazione può trovarsi ad organizzare la costruzione, lo sviluppo o addirittura se la conquista avviene in zona ultra offensiva, la finalizzazione.

Il termine “allenare le transizioni” non è propriamente esatto ed è molto più adatto il concetto che si esprime affermando di voler “preparare” le ripartenze nel momento della transizione. E come? Attraverso gli opportuni accorgimenti che la squadra assume nella densità creata in zona palla, nella scelta della zona in cui attuare la stessa, negli smarcamenti preventivi (quando è in fase di non possesso) e nelle marcature preventive (quando è in fase di possesso)

Quanto più è organizzato il posizionamento/gioco preventivo di una squadra, tanto più efficaci saranno le transizioni e le ripartenze che ne derivano.

Ma cosa s’intende per gioco preventivo? Esso non è altro che il sistema per anticipare la fase di possesso quando la palla è gestita dagli avversari e viceversa, per prevedere la fase difensiva quando si è in possesso di palla.

Tutto questo può dipendere da un insieme di fattori: la nostra filosofia di gioco, il modulo e il sistema di gioco della squadra che alleniamo e di quella che dobbiamo affrontare; il grado di adattamento a livello condizionale, le capacità tecniche e soprattutto la predisposizione mentale, tecnico-tattica dei singoli.

La qualità e la caratteristiche della squadra che basa la sua filosofia di gioco sulle ripartenze dipende anche dalla zona in cui crea maggiore densità difensiva e quindi da cui vuole conquistare palla per iniziare la fase offensiva.

Certi allenatori prediligono attendere gli avversari sulla propria metà campo (con 10 giocatori di movimento dietro la linea della palla), assumendo un atteggiamento d’attesa: l’obiettivo è andare in transizione attraverso pressing difensivo per effettuare una ripartenza basata sul contropiede, attraverso giocatori veloci nel lungo, in conduzione e abili nelle trasmissioni di palla in velocità.

Altre squadre sono organizzate per cercare la riconquista in zona ultra offensiva, puntando a “rubare” palla in zone molto più vicine alla porta avversaria.

Sempre a seconda delle caratteristiche delle squadre, possiamo classificare le seguenti tipologie di ripartenze:

Ripartenze offensive:

  • molte squadre hanno caratteristiche tali da eseguire tale fase attraverso il riattacco immediato non appena conquistano palla. E’ un’azione che si adatta a transizioni che avvengono solitamente in zona avanzata di campo, con un buon gioco d’attacco preventivo e con giocatori offensivi dotati sotto il profilo tecnico (destrezza fine, protezione della palla, passaggi chiave) e tattico (dribbling, tagli, passanti).
  • Altre squadre, meno dotate sotto il profilo della velocità (di gambe e di pensiero) e che non attuano uno smarcamento preventivo sufficiente, adottano il sistema della riorganizzazione: al momento della conquista, prediligono eseguire le dislocazioni in modo ordinato per riorganizzare la fase di costruzione e/o di sviluppo di gioco, pensando esclusivamente a mantenere il possesso di palla in modo più ragionato e ripartendo in modo più lento.

Ripartenze difensive:

  • Anche in questo caso, l’atteggiamento dipende molto dalla filosofia di gioco collettiva e dalle caratteristiche psico-fisiche dei giocatori.La riaggressione che solitamente viene praticata in zona offensiva e ultra offensiva consiste nell’azione di pressing collettivo (e quindi finalizzata alla riconquista immediata) non appena viene perso il possesso di palla. E’ un sistema molto dispendioso che talvolta può creare dei rischi di sbilanciamento in quanto può portare la squadra a concentrare molta attenzione sulla zona del pallone lasciando, in caso di insuccesso, spazi aperti alla ripartenza avversaria.
  •  Il riposizionamento che viene adottato mediamente in tutte le zone di campo e consiste in un atteggiamento mirato a ricomporre le linee e riorganizzare la fase difensiva in base al modulo stabilito, al rispetto delle distanze e dei ruoli attraverso azioni individuali o collettive di pressione (quindi non finalizzate alla conquista immediata ma a togliere tempi e linnee di passaggio agli avversari per rallentarne la manovra).

Riassumendo, i fattori primari che caratterizzano le tipologie di ripartenze sono:

  • zona recupero palla;
  • caratteristiche dei propri giocatori (adattamento condizionale)
  • disposizione e caratteristiche generali dela squadra avversaria

Occorre altresì precisare e fare distinzione tra il termine “contropiede” e “ripartenza”. Nel primo caso si indica un’azione che nasce dalla zona difensiva, quindi con un “timing” nettamente maggiore rispetto alla ripartenza che costituisce un tipo di contropiede, ma su distanze più corte e solitamente originatasi nella metà campo avversaria (cit. M.Viscidi).

Inoltre, è statisticamente provato che più basso è il “timing” delle ripartenze tanto più efficaci saranno le stesse sia in termini offensivi che difensivi.

A cura di Claudio Damiani

Leggi anche: “Dalla transizione alla ripartenza (seconda parte)”

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