Anche i calciatori soffrono: infortuni e patologie.

Quanti uomini da bambini hanno desiderato diventare calciatori? Sicuramente la stragrande maggioranza. Questo perché, oltre ad essere lo sport italiano per eccellenza, il calcio è anche uno sport facile da giocare tra ragazzi, in un cortile o per la strada, con gli amici, senza tante difficoltà e senza troppe regole.

O anche la classica partita scapoli-ammogliati, magari il venerdì sera, prima del rilassante fine-settimana e dopo un’intensa settimana di lavoro. Ma non è solo perché il calcio impregna? la vita dell’italiano medio che molti bambini sognano di diventare calciatori. Fa effetto anche la notorietà di questi personaggi, l’essere considerati dei veri e propri eroi e, soprattutto, pieni di soldi, il che non guasta.

Eppure, i calciatori non sono immuni da patologie, a carico soprattutto dell’apparato muscolo-scheletrico, che li costringono a dover subire non pochi interventi chirurgici e a stare fermi anche mesi interi per effettuare riabilitazioni che poi permettano loro di ritornare sui campi a giocare. Si tratta, per lo più, di traumi che coinvolgono le ginocchia e le caviglie, i muscoli della coscia, le cartilagini degli arti inferiori in generale.

Questi traumi oggi, in cui l’attenzione al mondo giovanile del calcio inizia molto presto, hanno messo in evidenza una nuova realtà, quella della traumatologia giovanile. I traumi che colpiscono i giovani calciatori possono essere diretti o indiretti, acuti o cronici. In realtà, si possono suddividere, per comodità, tutti i traumi in due grandi categorie: i traumi non da contatto, essenzialmente la malattia di Osgood-Schlatter e la malattia di Sever-Blanke, ed i traumi da contatto, provocati dal contatto appunto con un avversario o con la palla o più semplicemente con il terreno di gioco.

La parte del corpo più vulnerabile del calciatore è solitamente il ginocchio, seguito, in ordine di importanza, immediatamente dal polpaccio. Quando si pensa alle patologie del ginocchio vengono subito in mente le lesioni del menisco, patologie molto dolorose e che vanno al più presto trattate con interventi in artroscopia, e del legamento crociato anteriore, la cui terapia va, nel lungo termine, effettuata prima nella ricostruzione del legamento stesso e poi con una riabilitazione particolare che tenga conto del ruolo del crociato all’interno del movimento del ginocchio e nell’ambito della struttura muscolare dell’arto inferiore. Altro punto debole è il tendine d’Achille, la cui salute è minata essenzialmente dai movimenti particolari degli atleti. Squilibri muscolari, torsioni, dismorfismi, una coordinazione motoria non del tutto precisa possono infatti facilitare l’insorgenza di tendiniti a medio e lungo termine.

Anche la patologia cosiddetta da sovraccarico rientra nelle malattie tipiche degli atleti; si tratta, in realtà, di una serie di microtraumi ripetuti che, a lungo andare, si accumulano e danno luogo a lesioni, risultato essenzialmente di un allenamento condotto in maniera non ideale e che crea uno squilibrio tra le possibilità effettive dell’atleta e ciò che egli richiede al proprio corpo. La patologia del sovraccarico si distingue in maniera particolare dalle altre patologie anche perché è caratterizzata dallo sport che viene eseguito; un esempio classico è il gomito del tennista.

Ultimamente, alle inchieste sul doping nel calcio, è divenuta tristemente nota alle cronache anche un’altra patologia che colpisce prevalentemente gli sportivi ed in particolar modo i calciatori. È la sclerosi laterale amiotrofica, una malattia grave e rara che provoca la distruzione dei motoneuroni, un indebolimento muscolare sempre crescente fino alla paralisi completa. Pare, infatti, che gli integratori ad aminoacidi ramificati abbiano un qualche ruolo ancora da chiarire nell’insorgenza di questa malattia.

Fonte: paginemediche.it

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